…e se tuo figlio avesse fretta di nascere?

bambino_incubatriceR375Un bambino nato prima della 38° settimana dall’ultima mestruazione è un bambino prematuro e, generalmente, alla nascita peserà meno di 2,5 Kg. Un bambino che alla nascita pesa meno di 1,8 Kg è  definito, invece, “immaturo”.

A 7 mesi compiuti di gravidanza (ed anche un po’ prima), un neonato è perfettamente in grado di sopravvivere ma è più fragile degli altri bambini e, quindi, bisognoso di attenzioni particolari. Per questo motivo sarà necessario un periodo di permanenza in incubatrice: qui sarà ricreato per lui l’ambiente materno (temperatura elevata, sufficiente tasso di umidità, rifornimento di ossigeno) fino a quando non avrà recuperato i giorni che mancavano al termine del suo sviluppo intrauterino.

Essere madre di un bambino prematuro, tuttavia, è un’esperienza che mette in contatto con numerose emozioni e stati d’animo contrastanti: siete state colte di sorpresa dalla natura ed avete partorito troppo presto! Non eravate ancora pronta né fisicamente né mentalmente. Subito dopo il parto, il bambino è stato portato via nella sua incubatrice. Vi sentite provata e turbata: vivete un forte senso di abbandono e di perdita. Le vostre compagne di stanza hanno il loro bambino lì nella culletta accanto a loro: voi no, le vostre braccia sono vuote come il vostro ventre.

Tanti sentimenti e dubbi affolleranno la vostra mente: vi sentirete in colpa; penserete che forse non siete stata abbastanza brava a trattenerlo e proteggerlo ancora; l’avete espulso fuori dall’ambiente protetto del vostro utero troppo in fretta. Forse, penserete, contrariamente ad ogni evidenza scientifica, sono stati i rapporti sessuali con il vostro partner a causare la nascita prematura.

Il vostro ritorno a casa vi farà avvertire una profonda frustrazione del vostro ruolo di madre, avvenendo nel modo in cui non avreste mai voluto: senza il vostro bambino. La casa vi sembrerà vuota e così l’angolo che avevate preparato per lui. Sarete, inoltre, preoccupata per il vostro bambino: questo vi porterà a ritirarvi, a far prevalere la paura di instaurare una relazione con lui per la preoccupazione di perderlo.

L’esperienza della nascita, comune a tutti gli esseri umani, in effetti, può essere considerata come un cambiamento catastrofico poiché implica momenti di dolore e disorganizzazione che il bambino supera trovando accoglimento tra le braccia della madre. Quando le cose procedono bene, infatti, il bambino appena uscito dai tormenti della nascita entra con la madre in un’amorosa relazione di rispecchiamento reciproco. L’attenzione materna primaria consente ad una madre sufficientemente buona di rappresentare un contenitore per le angosce del proprio bambino intervenendo con amore quando avrà bisogno di lei e costituendo, in questo modo, la base per un sano narcisismo dell’individuo adulto, per un’adeguata capacità relazionale e per lo sviluppo di un’identità sana (Winnicott, 1951).

Nel caso di un bambino prematuro, invece, la nascita può costituire una vera e propria catastrofe giacché la normale esperienza di discontinuità tra il mondo intrauterino e quello esterno può coincidere con un pericolo reale per la sua vita fisica e psichica e, quindi, una minaccia profonda per il suo senso d’identità. Inoltre, la permanenza in incubatrice può costituire un periodo di deprivazione delle cure materne: una mancata responsività ai bisogni del bambino può generare non una semplice frustrazione ma una profonda minaccia di annichilimento poiché, quando mancano le provvidenze fondamentali, il bambino sente minacciata la sua stessa esistenza (Winnicott, 1970). Il neonato va sempre considerato, dice Winnicott, come un essere immaturo sempre sull’orlo di un’impensabile angoscia che può essere tenuta lontana solo dalla capacità materna di comprendere di quali cure ha bisogno. Ed, in questo stadio, l’amore si può manifestare solo attraverso le cure fisiche.

Ora, la nascita prematura rappresenta non solo per il bambino ma anche per i genitori un evento stressante, percepito e vissuto spesso come uno shock emotivo, accompagnato da confusione e disorientamento: prevale l’ansia e  la preoccupazione per condizioni del bambino e per il suo futuro e la brusca separazione non fa che acuire paure e fantasie negative.

La funzione materna, per quanto frustrata da queste particolari circostanze, tuttavia, può esprimersi al massimo anche e soprattutto in un contesto così delicato. Andrete a trovare il vostro bambino in ospedale o in clinica, gli porterete il vostro latte e, se ve ne daranno la possibilità, lo toccherete ed inizierete a costruire la vostra relazione con lui. Questi momenti saranno vissuti con grande intensità da voi e dal vostro bambino che ne trarrà consolazione e sicurezza.

Quando ve lo lasceranno portare a casa apprezzerete ancor più quel momento, ne comprenderete tutto il valore.

A quel punto, dovrete iniziare a pensare al vostro bambino come ad un bambino uguale agli altri: non cedete alla tentazione di viziarlo troppo. Ha sicuramente bisogno di fare più pasti giornalieri rispetto agli altri neonati ed avrà bisogno di alcuni alimenti speciali e qualche farmaco.

Ma, ormai, non corre nessun pericolo: guardatelo e fidatevi di lui! Non ha più alcuna voglia di restare fragile ed indifeso: sostenete la sua crescita con amore e fiducia!

 

Alessandra Anna Cineglosso, Psicologa/Psicoterapeuta

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Legami è un'associazione di promozione sociale che opera nel settore psicoeducativo con interventi rivolti ai minori, alla coppia genitoriale, all'intero nucleo familiare, ad insegnanti e gruppi classe.

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