Insieme, contro il mostro…

bambiniSi è conclusa ieri la prima edizione del Laboratorio ludico-espressivo “Il Cerchio della Vita”, un percorso di 10 incontri che ha visto protagonisti 5 bambini che hanno vissuto la prematura perdita del papà.

L’idea di un Laboratorio sul lutto dedicato ai bambini è nata mettendo insieme due realtà con cui, spesso, mi sono confrontata nella mia attività clinica. Da un lato, ho avuto modo di constatare che molti pazienti adulti che venivano in terapia con una richiesta d’aiuto di tutt’altro genere (solitamente legata a difficoltà relazionali), spesso, avevano alle spalle un lutto infantile non elaborato. Nella maggior parte dei casi, nelle loro famiglie c’era stata la cosiddetta “congiura del silenzio” per cui questi pazienti, allora bambini, si erano ritrovati a fare i conti più che con una perdita con una vera e propria “scomparsa” che rendeva tutti gli oggetti dei loro investimenti affettivi instabili e tutte le relazioni insicure e precarie. Dall’altro lato, sempre più numerose mi arrivavano richieste (anche informali) di “consigli pratici” su come fare e cosa dire a bambini che prematuramente avevano vissuto un lutto, esperienza purtroppo sempre più diffusa nel nostro territorio.

Ho sempre pensato che intervenire psicologicamente con questi bambini significasse innanzitutto “normalizzare” l’esperienza vissuta: i lutti (per quanto dolorosi ed inaccettabili) fanno parte inevitabilmente della vita e non costituiscono di per sé un rischio patologico; è,  tuttavia, di fondamentale importanza il modo in cui l’esperienza della perdita viene elaborata ed integrata con la propria storia.

Il tema in questione comportava che si tenesse conto di una doppia domanda. Innanzitutto, occorreva occuparsi degli adulti di riferimento di questi bambini: trattandosi, in genere, del genitore superstite, la difficoltà consisteva essenzialmente nel trovarsi a fare i conti con il proprio lutto e, contemporaneamente, con l’aumentato senso di responsabilità (essendo l’unico genitore rimasto al bambino) che spesso risultava in un carico troppo pesante che andava alleggerito dando delle risposte chiare e concrete alle domande “cosa posso dire?”, “cosa posso fare?”.  L’altro aspetto su cui occorreva lavorare riguardava l’esperienza della perdita di questi bambini che rischiava di costituire anche una perdita in termini di identità sociale: il vissuto spesso riferito atteneva alla fantasia di essere l’unico bambino a non avere più entrambi i genitori, esperienza che si traduceva in vissuti di vergogna ed inadeguatezza.

Di qui, l’idea di un Laboratorio che costituisse essenzialmente un’esperienza gruppale: attraverso l’altro, diverso da me ma anche simile a me, i bambini potevano riappropriarsi di emozioni espulse dalla coscienza perché intollerabili.

Attraverso l’uso del gioco, delle favole, del disegno e di attività psico-educative, alla presenza di adulti in grado di funzionare come “contenitori buoni” capaci di rendere masticabili e digeribili fantasie spaventose ed insostenibili, la perdita viene connotata di senso ed integrata nell’esperienza stessa di esistere gettando le basi per la ri-costruzione di paesaggi interni che possano ospitare la speranza nel futuro.

Alessandra Anna Cineglosso

Psicologa – Psicoterapeuta

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Legami è un'associazione di promozione sociale che opera nel settore psicoeducativo con interventi rivolti ai minori, alla coppia genitoriale, all'intero nucleo familiare, ad insegnanti e gruppi classe.

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